Page Creator è la nuova beta release di Google che consente di creare e pubblicare contenuti online grazie ad un editor visuale online, dotato di layout e template già predefiniti.

Sfruttando le funzionalità base di un sistema di web content publishing, Page Creator permette di creare ed editare contenuti, associare immagini ed il template appropriato, e visualizzare le pagine in anteprima (è possibile vedere uno screenshot qui).
Inoltre, il servizio registra automaticamente ogni modifica apportata al testo. 

Page Creator è disponibile online (basta solo avere l’account Gmail per iniziare), ma funziona ad inviti (purtroppo già esauriti).

Servizio analogo (non richiede inviti) è Zoho Writer, un processore word online dall’interfaccia intuitiva (WYSIWYG), che replica alcune delle funzionalità proprie di un sistema di content management.

Oltre all’accesso da qualsiasi postazione, Zoho Writer consente di importare ed esportare documenti in diversi formati (.doc, .html, .sxw, .pdf), di personalizzare l’interfaccia con il template preferito e di condividerla con altri utenti, i quali  possono visualizzare o anche modificare il testo, a seconda dei permessi che decidiamo di attribuirgli.

Altre utilissime funzionalità: il versioning, ovvero il salvataggio automatico dello storico delle versioni di un documento ed il bookmarklet, un’applicazione Java che consente di postare il contenuto di una pagina web direttamente nell’interfaccia di creazione dei contenuti.  

3Bubbles

February 12, 2006

Si chiama 3Bubbles ed è un servizio di istant messaging per blog che verrà lanciato a partire dalla prossima settimana. Ma si scommette già sul successo che potrebbe riscuotere fra i bloggers più accaniti.

Ideata da Drew Golkar e Jeremie Miller (inventore nel 1998 del protocollo Jabber, la via opensource all’instant messaging), 3Bubbles è una chat basata su una interfaccia, gradevole ed intuitiva, sviluppata in Ajax, che consente ai blogger di poter aprire, per ogni singolo post, una finestra di dibattito con i lettori sugli argomenti più hot del blog.

Per attivare il servizio è necessario inserire uno snippet nel template del blog. Questo permetterà di associare ad ogni post e ad ogni singola porzione di testo presente al suo interno, (come commenti e trackbacks), un link attraverso il quale aprire la pop-up per la conversazione.

3Bubbles prevede poi delle forma di pubblicità all’interno della chat. Tuttavia i suoi ideatori dichiarano di essere disposti a dividerne i proventi con i blogger. In alternativa i bloggers possono pagare una tassa mensile e, a questo punto, scegliere se cessare ogni forma di pubblicità o tenere per sè tutti gli introiti dell’attività.

Il servizio è per ora in fase beta e disponibile solo su richiesta. Tuttavia Jeremie Miller assicura che 3Bubbles sarà abbastanza scalabile da risultare più stabile e sicuro rispetto a servizi anologhi di IM, come ajchat, che nel tempo ha dato segni di instabilità.

[via TechCrunch]

Oggi il lavoro mi ha concesso un pò di tregua e finalmente sono riuscita a mettere su una sezione che recensice alcune delle fonti che ho utilizzato per la mia tesi sul web content management. La trovate pubblicata nella colonna destra. Mi rivolgo a tutti quelli che mi hanno scritto e che continuano a scrivermi perchè sono interessati all’argomento.

Il mondo del content management ha delle implicazioni suggestive ed affascinanti e la lettura di questi testi mi ha aiutato a catturarne la molteplicità delle sfumature.

Il boom di Internet ha funzionato da catalizzatore all’industria dei contenuti. Questo vale soprattutto nel ramo dei prodotti intangibili, dove l’utente, non potendo fare un’esperienza d’uso del prodotto prima dell’acquisto, può solamente basare il proprio comportamento d’acquisto, e quindi la propria scelta, su un contenuto di qualità. In Rete è oggi l’informazione ed il modo in cui questa viene presentata a fare la differenza tra il nostro prodotto e quello di un competitor

Leggendo i volumi che ho indicato, si potrà ben comprendere come la realtà italiana sia ancora lontana da quella descritta dai grandi guru americani. E soprattutto la via per affermarsi non è facile.

Il Web Content Manager è im primo luogo un mestiere che si esercita all’interno di grandi circuiti di produzione dell’informazione dove si rende necessario l’utilizzo di risorse dedicate, capaci di far girare la grande macchina di creazione, personalizzazione e pubblicazione dei contenuti. Basta citare e-Bay ed Amazon, siti ad altissima densità informativa, in grado di generare ogni giorno elevati livelli di traffico.

In Italia, dove il mercato è basato principalmente sulle PMI, parliamo di contesti piuttosto chiusi, dove la quantità di informazione prodotta quotidianamente spesso non giustifica l’investimento in sistemi di Content management, che hanno purtroppo costi proibitivi e funzionalità spesso incomprese. Di conseguenza la domanda di personale con competenze editoriali, capace di pubblicare e far divergere i contenuti su tutti i canali di comunicazione di un’impresa, risulta ancora piuttosto bassa.

Va da sè che altri fattori, quali la proliferazione di servizi web-oriented, quali blog, strumenti di web publishing gratuiti o a basso costo, uniti alla possibilità di potersi scambiare contenuti gratuitamente tramite syndacation, possono demotivare l’acquisto di costosissimi sistemi di content management, esistendo alternative disponibili a costo zero, facili da usare e senza necessità di installazioni. I Corporate blog ne sono un’esempio.

Bisogna guardare realisticamente ai luoghi che consentono di esercitare la professione del WCM. Alla finanza, al trading online, alle società di brokeraggio assicurativo, alle multinazionali, ad aziende che vivono in Rete solo grazie ai contenuti e alla comunicazione.

Ma in quali ambiti disciplinari dovrebbe avere competenza un Web Content Manager? 

1) Il Web. Il primo campo da gioco su cui misurarsi è la Rete. Dove ogni giorno è possibile mettere alla prova e migliorare la nostra capacità di ricerca e di selezione delle informazioni, imparando come analizzarle, gestirle, avvalorarle e sintetizzarle al meglio; a stabilire quali fonti, meglio di altre, permettono di alimentare le sezioni di un ipotetico sito-portale; a decidere la forma e lo stile che le informazioni assumeranno sul web; a far fede a principi di omogeneità e di coerenza se uno stesso contenuto è destinato a più canali.

2) Editoria e Comunicazione. Un WCM è innanzitutto un buon comunicatore. Non è solo una questione di saper scrivere: si può anche comunicare in maniera impeccabile ma senza contribuire al raggiungimento degli obiettivi di business per cui un sito è stato progettato. Quando si realizza un sito web, in primo luogo bisogna definire una strategia editoriale, sviluppare contenuti che rispettino la natura del sito, che siano cioè coerenti rispetto agli scopi prestabiliti (vetrina o servizio). Questo step prevede generalmente la stesura di un piano editoriale che definisce il tipo di contenuti da produrre, i programmi utilizzati per la gestione e la pubblicazione, la cadenza degli aggiornamenti (in tempo reale, quotidiano, settimanale, mensile) previsti per ciascun contenuto, fissando  anche budget e tempistiche per la consegna del lavoro.

3) IT. Tra la creazione e la di pubblicazione dei contenuti c’è poi tutta una fase intermedia che richiede la massima delicatezza ed attenzione: quella della conservazione o archiviazione dei contenuti. E’ qui che un WCM deve collaborare con il reparto IT nella creazione di database, nell’elaborazione di sistemi di archiviazione dei contenuti e di profilazione-utenti (registrazione, questionari), provvedendo a metodi che facilitino il reperimento delle informazioni da parte degli utenti o di altri autori. E’ inevitabile allora che un pizzico di conoscenze tecniche non guastano mai. Qualche nozione di HTML e XML, conoscenza dei db e dei sistemi di archiviazione dei dati. 

4) Web-marketing. Non si può prescindere da fenomeni quali le community, la proliferazione di nicchie di mercato, che attendono quotidianamente informazioni attendibili, aggiornate ma soprattutto personalizzate, che hanno oggi trasformato il contenuto in strumento per la fidelizzazione dell’utente e per il rafforzamento del brand aziendale. 
Si arricchisce così il ritratto del Web Content Manager: da giornalista online a stratega della rete: conosce i principi del marketing applicati al Web, (e-mailing, e-commerce, web advertising) e sa monitorare il traffico di un sito. Impara a conoscere il comportamento dei propri utenti attraverso cookies ed analisi dei file di log, ad ideare contenuti relevant, capaci di attirare sempre nuovi visitatori, e ad offrire, attraverso newsletter informative e forme interattive di contenuto (come l’advergaming), quel valore aggiunto che è elemento indispensabile per consolidare i segmenti di audience serviti. Dovrebbe inoltre conoscere bene quali parole-chiave utilizzare per rendere appetibili i propri contenuti ai motori di ricerca.

5) Multimedia. Un’aspetto immancabile per un WCM è poi la conoscenza dei sistemi multimediali. Il Web Content Manager fa delle peculiarità di Internet la carta vincente per i prodotti editoriali: nella fase di concept del prodotto opera, infatti, sintetizzando diverse forme comunicative. Da questo punto di vista, il Content Manager è una sorta di regista del web che dovrebbe continuamente aspirare alla creazione di prodotti comunicativi capaci di amalgamare insieme testo, immagini, suoni, animazioni ed applicazioni interattive che riescano a conferire un bel valore aggiunto al prodotto finito. Ancora una volta attraverso la Rete si può spiare, sperimentare, conoscere e crescere. 

 

Nel prossimo post: suggerimenti, link e risorse per conoscere, un pò più da vicino, il mondo del content management. 

Partendo dal paziente lavoro di aggregazione dei diversi blog creati noi allievi ed ex-allievi del corso di laurea in Scienze della Comunicazione di Perugia che, proprio in questi giorni, il prof. Rocco Pellegrini sta portando a termine, sono andata a fare un giro in rete alla ricerca di qualche simile operazione di aggregazione.

Inevitabilmente mi sono imbattuta nelle varie forme di nano-publishing che da qualche mese sono apparse anche in Italia, dopo essere state esportate con il classico ritardo dagli Stati Uniti.

Cos’è il nano-publishing?

Si tratta di network editoriali indipendenti, alter-ego dell’editoria tradizionale, che raggruppano, sotto la propria ala, blog monotematici dedicati a tematiche verticali che intendono rivolgersi a specifiche nicchie di informazione.

L’idea di fondo è quella di utilizzare i blog come strumenti più snelli e leggeri (da qui il termine nano) che affrontano un tema specifico offrendo un’informazione di qualità, basata su uno stile colloquiale, scevro dei tecnicismi che spesso affliggono i grandi portali.

Come nasce?

Il primo a lanciare l’idea è stato, nel 2000, Nick Denton con Gawker Media. Jason Calacanis (ex Silicon Alley Reporter) ha replicato il successo del suo predecessore con Weblogs Inc., innescando così un fenomeno che si allargherà a macchia d’olio con altre esperienze di nanopublishing di nicchia, come Gizmodo o Engadget.

Come funziona?

La società editoriale che cura il sito offre ai suoi contributors una piattaforma di blogging da cui creare i contenuti. In cambio richiede a chi scrive un impegno assiduo e costante, che può equivalere alla redazione di uno o più post al giorno, (a seconda della politica editoriale stabilita). Non sempre però si tratta di professionisti di informazione. Chi scrive sono perlopiù giovani che hanno conoscenze su un determinato argomento ed una buona confidenza con gli strumenti di blogging. A fungere da tutor per gli autori dei contenuti c’è il nano-publisher, solitamente un giornalista o blogger esperto, che si occupa di supervisionare la validità e la freschezza dei contenuti che verranno pubblicati, oltre che di promuovere i blog che appartengono al network su altri circuiti di comunicazione.

Gli autori-bloggers sono così esonerati da ogni preoccupazione circa gli aspetti commerciali e di marketing e possono piuttosto concentrarsi sull’interazione con i lettori, che nel nano-publishing è fatta di consigli, coinvolgimento, suggerimenti.     

Il sistema non si nega l’obiettivo di ottenere un ritorno economico dalle pubblicazioni. Si mira infatti ad identificare un target omogeneo di lettori verso cui indirizzare inserzioni pubblicitarie per creare un business sostenibile che possa ricompensare adeguatamente i bloggers. Nick Denton, precursore del nano-publishing, sostiene di disporre ormai di una rete di autori che paga profumatamente (almeno 2mila dollari al mese).

Dalle esperienze made in Italy in corso, come Blogo.it, Blogosfere.it e Communicagroup sembrano già emergere segnali di successo. Ma è ancora presto per dire se anche da noi decollerà questo sistema o se stiamo respirando il solito clima da corsa all’oro.

 

180° news

February 3, 2006

180° news è un nuovo sito di news collaborativo che rovescia il tradizionale sistema di newsmaking per privilegiare un meccanismo di tipo pull, grazie al quale è l’utente a stabilire, tramite un sistema di votazione, quale notizia risulta più interessante delle altre. 

A differenza di Digg però non è possibile segnalare notizie ma solo votarle. 

Ogni giorno viene effettuato un monitoraggio di notizie da fonti d’informazione provenienti da tutto il mondo. Le notizie che ricevono più voti dalla comunità entrano nella lista delle news più importanti (Voted Important) e messe in evidenza nella colonna destra della pagina. 

Le news vengono catalogate in otto diverse categorie: Top Stories, Technology, Sports, Entertainment, Business, World, Society, Health, ciascuna delle quali presenta ulteriori sottocategorie con tutte le relative news associate. 

Carino anche per l’interfaccia grafica, semplice ed intuitiva, basata su Ajax. 

Web 2.0 Journal

February 2, 2006

Ormai è il tema più caldo della Rete.

E finalmente c’è Web 2.0 Journal, un giornale online tutto dedicato, con una miniera di articoli e di risorse sulle applicazioni del Web 2.0.

Tutto in lingua inglese.

E’ ancora polemica nel mondo politico sulla rivoluzione in atto compiuta dai blog. Perchè le verità sono scottanti. Perchè i blog stanno già da tempo rimettendo in discussione le figure professionali della vecchia filiera redazionale. Perchè finalmente si è abbassata la soglia all’accesso degli strumenti per la produzione dell’informazione. Con il risultato, secondo gli alti vertici politici, di un modo di fare giornalismo “dilettantesco e fazioso”, come si legge nell’intervento di Garimberti pubblicato oggi sul Venerdì di Repubblica. “Il problema non è se i blog sono un bene o un male….Il problema nasce quando il blog diventa una fonte di informazione e, in taluni casi, l’unica fonte di informazione: non filtrata, non meditata e non verificabile”.  

Sembra una dichiarazione forte. In realtà le cose non stanno propriamente così. Il problema delle attendibilità dell’informazione, esiste da sempre. Fin dai tempi del passaggio dal manoscritto al libro stampato, la trasmissione orale delle informazioni ha vissuto un processo di ostracismo da parte delle classi dominanti. La pergamena, strumento simbolo del potere imperiale, veniva letta ad alta voce e nessuno poteva ricontrollare il suo contenuto.   

Oggi la Rete ci ha finalmente liberati dai condizionamenti della politica e del potere, imponendo una nuova logica per cui il sapere collettivo, svincolandosi da quello del singolo, tende ad emendarne gli errori. Si assiste ad un processo di continua negoziazione tra la fonte ed il lettore che porta piano piano alla scoperta della verità.   

In uno dei suoi autorevoli e lucidi interventi sulla community di Media senza Mediatori, dove la problematica dell’attendibilità delle informazioni in Rete è stata a lungo dibattuta, Michele Mezza, docente di Teorie e tecniche dei nuovi media, presso la Facoltà di Scienze della Comunicazione di Perugia, ha spiegato così il fenomeno:  

“Prima quando le parole diventavano stampa, e poi, filmato Tv, vi era una fase in cui interveniva appunto la mediazione professionale che assicurava il controllo delle fonti. Oggi ogni fonte si media da sè. Dunque muta radicalmente il rapporto fra l’utente e il grado di verità che egli pretende dall’informazione. Non si procede più per selezione alla fonte ma solo per comparazione fra prodotti finali. E’ infatti direttamente l’utente investito della responsabilità di valutare l’attendibilità dell’informazione che riceve. E lo deve fare comparando e analizzando le infinite fonti che sullo stesso argomento si propongono. Sopratutto lo deve fare seguendo la dialettica che direttamente nella rete si anima fra fonti diverse quando viene fatta un’affermazione…E’ la rete stessa che vigila su ognuno di noi, esponendo le affermazioni di tutti al controllo di tutti. Di conseguenza per il giornalista non è più immaginabile che la verità, o meglio l’attendibilità delle fonti, sia definita una volta per tutte, ma tutto è affidato ad un work in progress, un lavoro di progressiva e graduale verifica e comparazione fra le fonti”.  

Anche Beppe Grillo, il cui blog è ormai da tempo balzato in testa alla hit parade mondiale, ha ribadito questa posizione: “Se nel mio blog scrivo una cavolata, in mezz’ora sono subissato di smentite, correzioni, perfino insulti”.  

AllPears è la nuova estensione di BitTorrent incorporata in Firefox che permette di condividere direttamente dal browser foto, audio, video e  file.  
Lo sharing avviene attraverso la gestione di un elenco di contatti (buddy list) analogo a quello dei programmi di instant messaging ma con la possibilità di condividere i file sotto forma di ‘torrent’, (che permette di scaricarli anche quando il nostro contatto è offline).   

Il servizio sarà disponibile prossimamente e si dichiara già semplice nell’utilizzo: non richiede setup, tantomeno uploads. Per poterlo utilizzare al meglio è sufficiente conoscere come usare Firefox.   

Chi volesse essere tra i primi a partecipare alla fase beta del servizio può compilare il form di registrazione per ricevere l’annuncio della pubblicazione ufficiale.   

Alcuni screenshot del plug-in AllPears.    

[via TechCrunch]   

Come sarà il Web del futuro?

December 29, 2005

In questa interessante colonna, intitolata ”The Web 2.0 Experience Continuum” Dan Saffer, interaction designer di Adaptive Path, preconizza la ventata di novità che investirà il WWW nell’arco dei prossimi dieci anni: un cambiamento che segnerà l’ingresso nella cosiddetta fase del Web 2.0.. Ma soprattutto, l’autore illustra l’impatto che tale trasformazione avrà a livello di user-experience.

Dan sostiene che lungo un continuum a due estremi, da un lato continueremo ad assistere alla proliferazione di esperienze altamente strutturate, (dette così perchè la loro forma ed il loro contenuto dipendono strettamente dall’opera dei creativi e dei designer): si tratta di websites, blog, siti di comunicazione, motori di ricerca ecc.., che rappresentano l’espressione più radicata e conservatrice del nostro web; nel mezzo di flusso avremo non solo tradizionali tools ed applicazioni desktop come Word processing ed email, ma soprattutto strumenti capaci di dare risonanza alla dimensione collettiva che Internet ha saputo ingenerare: quali communities sociali, aggregatori di dati provenienti da differenti risorse, strumenti per la pubblicazione e la condivisione dei dati da uno a molti, come i blog o Flickr. Questa tipologia di strumenti rientra nella categoria delle esperienze semi-strutturate, in quanto se è specificato il tipo d’esperienza che si può fare con essi, resta però l’utente il vero artefice dei contenuti. Sull’altro estremo dell’asse, infine, si verificherà l’esplosione di nuovi servizi, sul genere dei web services e dei feed aggregator. Si tratta di bits, atomi costituiti da frammenti di contenuti e dati di tipo non-strutturato (XML), in quanto fisicamente non sono memorizzati su alcun supporto, ma risiedono su telefonini o pc personali. L’insieme di questi bit risulterà privo di utilità se essi non potranno essere usati, riutilizzati, adattati e rimescolati. E questo compito spetterà non all’utente bensì alle nuove tecnologie.

Gli strumenti che verranno realizzati per la seconda fase del Web saranno progettati per consentire all’utente di fare più che di navigare. Così i nuovi browser non saranno solo bussole d’orientamento nel World Wide Web, ma strumenti capaci di supportare le azioni più diverse, quali leggere, pubblicare, filtrare, trovare, utilizzare e riutiulizzare contenuti, dati ed esperienze. Flock, il primo ad inaugurare la categoria dei browser sociali, ne è un esempio. Un esempio che mostra come la ventura trasformazione del Web si baserà non tanto sulla naturale evoluzione della tecnologia quanto sull’attribuzione di un nuovo significato d’uso alle nuove tecnologie. La vera forza del Web 2.0 consisterà, infatti, nel permettere all’utente di trarre il massimo vantaggio dal continuum di queste esperienze.

Per questo motivo, spiega ancora Saffer, il visual design e l’interaction design stanno cambiando rotta, tendendo verso una maggiore concentrazione degli strumenti e dei metodi che permetteranno agli utenti di visualizzare e di interagire con i contenuti. Adblock o Greasemonkey di casa Mozilla, i lettori di feed RSS sono già un primo assaggio di questa trasformazione. Ma la vera sfida sarà davvero vinta quando, finalmente, si potrà fare affidamento su strumenti capaci di determinare cosa gli utenti potranno fare, in che modo e con quali conseguenze.

In questo interessante articolo, l’autore John December illustra una valida metodologia per lo sviluppo dei contenuti.

Dalle sue righe traspare una visione olistica del processo, che tiene conto di tutti gli aspetti necessari, tecnici, estetici, funzionali e di design, che concorrono alla definizione di una strategia di content development: 

Le fasi di questo processo sono riassunte in 6 punti, che l’autore spiega in maniera approfondita uno alla volta:

  1. Pianificazione: è il processo di definizione e di raccolta informazioni sul target a cui il sito è destinato, degli obiettivi e delle politiche di sviluppo dell’informazioni che il sito conterrà e l’utilizzo che gli utenti ne faranno. 
  2. Analisi: è la valutazione della consistenza e della correttezza delle informazioni ed il controllo sull’aspetto tecnico del sito web.
  3. Design: è il processo di creazione della mappa delle relazioni tra le pagine del sito web e di definizione del look&feel che assumeranno le pagine individuali.
  4. Implementazione: è il processo di creazione dei file HTML (e delle tecnologie associate come gli applet Java).
  5. Promozione: è la fase n cui il sito viene pubblicizzato presso il target e gli utenti attuali e potenziali.
  6. Innovazione: è il processo di rinnovamento creativo e continuo del sito, nell’ottica di soddisfare meglio i bisogni dell’utente.

Dopo aver letto quest’articolo, ho valutato l’utilità di mettere insieme ed amalgamare tutto il materiale che ho raccolto fino ad ora sul web writing, sul content management e sull’information design per pubblicarlo in una serie di post consecutivi.

Lo scopo di questa operazione è duplice: da un lato vorrei ricavare un canovaccio da seguire per alcuni lezioni sul web content che dovrò tenere prossimamente a Roma; dall’altro mi piacerebbe delineare un quadro sullo stato attuale e sui progressi della mia conoscenza su questi specifici argomenti, per arrivare alla definizione del mio approccio personale alla realizzazione di contenuti per il web.

Comincerò anche io dalla fase di pianificazione e cercherò di unire il materiale teorico, già utilizzato nella mia tesi, all’esperienza pratica che faccio quotidianmente come web writer. Aldilà della validità del mio contributo, spero davvero di dar vita a qualcosa di costruttivo, che possa integrare ed amplificare quanto anticipato dall’articolo a cui rimanda il mio post.